Metti una sera
d'estate, il mare... e la musica del cuore trasmessa per
radio o in discoteca. E come fosse un colpo di fulmine,
scatta la voglia di diventare dj. È un sogno di molti giovani
ma c'è spazio per tutti? Per i migliori sì: il dj è una figura
ricercatissima nelle 600 emittenti (seguite da più di 35
milioni di ascoltatori al giorno) e nelle 3.500 discoteche del
nostro Paese. Anche per questo motivo nascono nuove scuole che
insegnano come diventare conduttore radiofonico.
Qual è la strada giusta per diventare dj: la pratica o la scuola?
Donna Moderna l'ha chiesto a Luca Viscardi la voce
del programma Ed ecco a voi! di Rtl 102,5. Viscardi è anche
direttore dei programmi della radio, una delle più ascoltate
d'Italia.
Cominciamo dall'inizio: cosa deve saper fare, oggi, un dj?
«Chi presenta semplicemente i pezzi musicali non esiste
più. Oggi le radio sono cambiate, sono macchine molto
complesse: il conduttore radiofonico deve riuscire a catturare
l'attenzione degli ascoltatori parlando di argomenti d'attualità.
Per fare un esempio, quando c'è stato l'attentato
alle Torri Gemelle, sono stati i dj delle nostre trasmissioni a
interrompere la musica e a spiegare cosa stava succedendo,
trasformandosi in anchormen».
Una bella responsabilità...
«Ma non è l'unica. Oggi in radio non esistono solo le voci che
vanno in onda. Questa professione si declina in parecchi modi:
c'è chi, per esempio, non va in onda ma ha un ruolo
fondamentale: fa programmazione musicale, in gergo "scheduling",
scegliendo i dischi da trasmettere e, quindi, rappresentando il Dna
stesso della radio».
Tu hai incominciato a 14 anni come autodidatta. Oggi anche le università
insegnano a fare il dj: quanto è utile formarsi in una scuola?
«A chi va in onda non può mancare il talento speciale di riconoscere
la buona musica, oltre che una discreta cultura che permetta di
affrontare argomenti diversi. Cultura e disinvoltura
nel condurre sono sicuramente caratteristiche indispensabili che
possono essere affinate con le scuole giuste a cui far seguire tanta
pratica».
Cosa consigli a chi vuole iniziare?
«Ormai inviare alle radio la famosa cassetta audio con una propria
registrazione non è più tanto utile. Io stesso ne ricevo a
centinaia e non ho il tempo materiale per ascoltarle
tutte. Consiglio invece di cercare di entrare in qualche emittente
locale e farsi le ossa lì. I più bravi verranno sicuramente
notati. Così come succede per le squadre di calcio, anche i
grandi network radiofonici seguono con i propri talent scout
le piccole emittenti nella speranza di scovare nuovi talenti».
Vuoi diventare dj? Partecipa al concorso speciale
di Rtl 102,5 (tel. 02250961): c'è in palio uno stage in radio.
- Tre scuole per iniziare
Studiare la radio tra i banchi di scuola non è più un sogno.
Quasi tutti gli atenei italiani hanno infatti attivato corsi
per aspiranti dj, come il Master in comunicazione musicale per
la discografia e la radio organizzato dall'Università
Cattolica di Milano (tel. 0272343860, www.unicatt.it).
Tra le materie di studio sono previste registrazione e programmazione
musicale. La selezione, il cui bando scade l'11 ottobre,
si basa su un colloquio. Il master ha inizio a novembre.
Allo Iulm di Milano alcuni corsi di laurea prevedono laboratori
di giornalismo radiofonico, programmazione e scrittura
per la radio (informazioni: www.iulm.it,
tel. 02891411).
Si svolge a Roma, invece, il corso organizzato dalla Federazione
italiana disc jockeys, animatori e speakers. Le lezioni vertono su
produzione radiofonica, speakeraggio e mixaggio.
Il corso dura tre mesi e prevede un impegno part-time.
Il costo è di 360 euro, l'età minima richiesta è 15
anni (previa autorizzazione dei genitori). L'inizio è
previsto per la seconda settimana di ottobre (www.fidjas.com,
tel. 3476934257).
|